Strisce blu e autovelox. Quando lo Stato si fa “taglieggiatore”…  

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I doveri del cittadino verso le istituzioni esistono a prescindere o dipendono anche dalla credibilità delle stesse? Credo che dipendano anche, pur esistendo a prescindere. Se è plausibile e addirittura doveroso, rispetto al tribunale etico interiore, contravvenire per obiezione di coscienza a una legge palesemente ingiusta, non è altresì lecito affermare che si obbedisce volentieri a uno Stato capace di imporsi non con l’autorità coercitiva, che in linea teorica finirebbe per legittimare anche i soprusi di una dittatura, ma con l’autorevolezza riconosciutagli dal cittadino per la capacità di emanare leggi giuste, di farle rispettare volentieri, di rispettarle esso stesso per primo, nell’esercizio quotidiano delle sue funzioni amministrative?

Le istituzioni devono dare esempio di integerrima onestà, se vogliono che la gente non accampi rivendicazioni e non si senta “giustificata” a compiere atti illeciti. La vox populi elabora più o meno il seguente pensiero: “se i primi a delinquere sono i politici, perché mai il cittadino dovrebbe essere onesto?”. E c’è un fondo di verità che impedisce di darle torto. Sia chiaro: ognuno deve sentirsi chiamato all’onestà indipendentemente dalle circostanze e dalle occasioni (che facciano l’uomo ladro, è sbagliato già di per sé), ma è innegabile che ogni autorità viene desautorata, cioè ipso facto destituita di fondamento, qualora il garante e il rappresentante della legge vengano trovati in flagranza di reato, cioè in evidente contraddizione con quanto da loro garantito e rappresentato, nonché solennemente promesso al popolo con il giuramento. Il presidente del Consiglio e i ministri, ad esempio, non diventano effettivamente tali senza aver pronunciato la seguente formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Tale differenza qualitativa del comune dovere civico è sancita anche dall’articolo 54 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». Di conseguenza, lo stesso reato commesso dal semplice cittadino aumenta notevolmente la propria gravità qualora commesso da un pubblico ufficiale.

Risultano pertanto dannosissime all’opinione che il cittadino nutre dello Stato e delle sue legittime istituzioni, alcune illegittime e odiose iniziative intraprese a livello amministrativo, come ad esempio le strisce blu (anche in piccoli centri) e gli autovelox. Iniziative che svelano presto la reale volontà che le sottende: quella di fare cassa, cioè di rimpinguare le sempre anemiche risorse economiche dei Comuni, che in realtà sono anemiche non perché i soldi pubblici non ci siano, ma perché vengono male amministrati. Immagino discorsi preliminari, in camera caritatis, del tipo: “Oddio, non c’è rimasto più un euro! E adesso che cosa c’inventiamo?”. Da cui il toto-sanzione, cioè la caccia al modo più ingegnoso per estorcere denari. La colpa della corruzione non deve ricadere a pioggia sul cittadino innocente, rendendolo “mazziato” oltre che “cornificato” dalla stessa. Il politico che ruba, procura già un danno grave al cittadino; non può addirittura rifarsi degli ammanchi pubblici sulla vittima delle sue malversazioni!

Che la volontà politica effettiva da cui sono “animati” i parchimetri sia sostanzialmente quella di far cassa, sta a dimostrarlo il progressivo perfezionamento degli stessi a favore dei Comuni: non solo in termini di tariffe orarie, spesso davvero esose e soggette a non infrequenti rincari, ma anche con il recente “giro di vite” rappresentato dall’imposizione di personalizzare il ticket digitando la targa, il che ha drasticamente eliminato gli episodi di cortesia per cui si poteva regalare il tagliando non ancora scaduto a un altro automobilista in procinto di parcheggiare. Ora mi chiedo: i ricavi economici di questa personalizzazione valgono davvero la brutta figura del Comune che la impone? cioè lo svelamento spudorato della reale intenzione lucrativa che presiede a tutta l’iniziativa?

Idem per gli autovelox: la sicurezza stradale, diciamoci la verità, è solo il motivo ipocrita e pretestuoso. Ho assistito di persona a un caso emblematico. Un autovelox era stato collocato in un tratto di strada dissestata che “impediva” di per sé alle automobili di superare i limiti di velocità. Ebbene, constatato che l’autovelox non rendeva adeguatamente, il Comune di competenza ha provveduto ad asfaltare solo il tratto di strada precedente l’autovelox stesso! Come a dire: “forza, prendete la rincorsa e… vai con le multe”. Si può essere più sciocchi e inopportuni? Un’amministrazione davvero “furba” avrebbe asfaltato sia prima sia dopo l’autovelox, per rendersi immune da critiche e mascherare meglio (cioè in modo più intelligente) le proprie reali intenzioni. Quindi i casi sono due: o i politici considerano gli italiani un branco di emeriti imbecilli, col cervello guasto e incapace di comprendere alcunché, ovvero (quand’anche consci del misfatto) di pecoroni impotenti e inetti ad ogni rimostranza; oppure – cosa che ritengo più probabile – la politica ha ormai dato per acquisito il tramonto dell’etica, e quindi si sente al di là del bene e del male, non più soggetta ai freni inibitori da cui un tempo scaturiva quella sana vergogna di sbagliare. Sarebbe davvero divertente vedere l’autovelox impossibilitato a “estorcere” multe, per conto dello Stato taglieggiatore, grazie all’ineccepibile comportamento degli automobilisti, attentissimi a rallentare fino al “passo d’uomo” in prossimità dell’apparecchio sanzionatorio; e poi, di lì a qualche tempo, assistere alla seduta del consiglio comunale dove si discute dei mancati introiti, e chiedere conto del disappunto incarnato sui volti della giunta dinanzi a ciò che, invece, dovrebbe suscitare soddisfazione e pubblico encomio. Se davvero gli autovelox fossero deterrenti all’eccessiva velocità – come sostiene la legge – e non volgari macchinette per far cassa, come spiegare infine certi musi lunghi?               

Marco Onofrio          

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