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Il primo live de “La cenere dei Sogni” su “Il Caffè dei Castelli Romani” del 26 agosto 2021

4 agosto, Il caffè

Ha suscitato grandi emozioni e ottenuto un meritato successo la prima esecuzione dell’audiolibro musicale “La cenere dei Sogni”, di Marco Onofrio e Valerio Mattei, lo scorso 4 agosto, presso la Sala Lepanto di Palazzo Colonna, a Marino. L’evento si è svolto con il patrocinio del Comune e ha visto una nutrita partecipazione di spettatori (la Sala era gremita, al netto delle limitazioni anti-Covid) che, opportunamente distanziati, hanno assistito con attenzione – nonostante le mascherine – alle due ore abbondanti della sua durata. Lo spettacolo è stato concepito come un recital di “consapevolezza umanistica” integrato a musiche e canzoni (contenute nel cd “La cenere dei Sogni”) che interagiscono con alcuni video, per l’occasione proiettati sullo schermo della Sala da Andrea Fabriziani e Martina Michelangeli, in cabina di regia, con Luciano Saltarelli al controllo delle luci di scena. Dopo un’anteprima discorsiva già parecchio emozionante, dove Onofrio ha introdotto gli altissimi temi del recital – evidenziando soprattutto l’urgenza di quello ecologico – anche grazie agli splendidi interventi musicali di Mattei (chitarra acustica e voce), c’è stato il contributo critico di Paolo Di Paolo che ha parlato, da par suo, dell’originalità della scrittura di Onofrio e della perdurante attualità del suo “Emporium”, il poemetto di “civile indignazione” da qualche mese trasformato, appunto, in audiolibro musicale. A quel punto la serata è entrata nel clou: Onofrio ha recitato con veemenza e passione le parole rabbiose e salvifiche di “Emporium” (un atto d’accusa contro l’invadenza del profitto in ogni ambito della società contemporanea e contro l’alienazione indotta dal sistema del lavoro, specie nelle aziende, dove però la cenere della disperazione non impedisce alla pianticella della speranza di rifiorire ostinatamente, malgrado tutto e tutti), e Mattei ha “risposto” suonando e cantando le sue bellissime canzoni, alternate ad alcuni temi strumentali ideati dallo stesso Onofrio. Molto efficaci gli stacchi determinati dai video, ovvero i discorsi di Greta Thunberg all’ONU, di Charlie Chaplin (dal film “Il grande dittatore”) e di Martin Luther King (il celebre “I have a dream”). Sorprendente il passaggio in cui Onofrio, sottraendo per un attimo l’arte a Mattei, ha cantato (bene) un frammento tra i più alti e intensi del suo lavoro: «Un uomo è un uomo / sotto ogni cielo / perché ogni cielo è / il Cielo / ed ogni uomo è / l’Uomo». Insomma uno spettacolo davvero bello e suggestivo, che ci si augura venga replicato a lungo e portato anche nelle scuole.

P. G. 

“Le segrete del Parnaso” letto da Anna Maria Curci (dal blog “Poetarum Silva”, 2 marzo 2021)

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Le segrete del Parnaso. Caste letterarie in Italia di Marco Onofrio, che inaugura la collana di saggi da lui curata, “Angelus Novus”, è un libro che si caratterizza attraverso tre predicati: denuncia, sviluppa temi ricorrenti e fondanti nell’opera letteraria dell’autore, costruisce. Tutti e tre i predicati chiedono di essere presi in considerazione con peso eguale e con pari capacità di collegarsi agli altri due, chiedono, soprattutto, di accedere a quella che l’autore chiama “l’officina del fare”, inteso, questo fare, come “leggere, scrivere, studiare”, fare emancipato dall’atteggiamento di mero consumo, che etichetta sbrigativamente, liquida, accantona.

Le segrete del Parnaso denuncia, dunque, ovvero espone alla conoscenza, enunciandone esempi e manifestazioni, uno spostamento dall’attenzione all’opera letteraria come frutto, dinamico e in dialogo con altre opere, di quella “officina” del “leggere, scrivere, studiare”, a ‘emissione’ della catena di montaggio dell’industria culturale, a prodotto che deve essere vendibile, smerciabile; un prodotto che sia, preferibilmente, di facile consumo, da promuovere e lanciare, per poi, inevitabilmente, dimenticare in modo da lasciare il posto alla miriade di altri simili ‘beni’ che, in un meccanismo oliato al fine di una incessante riproducibilità, premono per essere promossi, lanciati, scambiati con altri favori, e infine, a loro volta, dimenticati. La vis polemica di Marco Onofrio non è nascosta, giacché fin dalla frase conclusiva della sua Introduzione egli afferma: «Io sono qui: la battaglia è appena cominciata…». I guasti provocati da quel passaggio dall’attenzione autentica al consumo distratto sono illustrati con esempi che provengono dall’esperienza diretta dell’autore, ma che a quell’esperienza non si fermano. Sbaglierebbe chi interpretasse Le segrete del Parnaso come mero sfogo del cuore o semplice cahier de doléances. I fatti sono esposti, sì, e alla coscienza di colui che scrive il ricordo è senz’altro ‘bruciante’ – si pensi all’Epilogo in forma di racconto, Dottorato di ricerca. Tuttavia, ritengo riduttivo fermarsi – quale che sia lo spirito con il quale si accede a questo libro – a una lettura di questo libro come ‘scottante’ smascheramento di uno scandalo, di un singolo caso, al quale ci si accosta magari con curiosità morbosa, voyeuristica.

La disamina operata da Marco Onofrio ha una portata ampia e si muove nei territori dell’analisi di fenomeni e processi storici, va, insomma, come recita il titolo del terzo capitolo, al “cuore del problema”. Onofrio si chiede infatti, ad esempio, quali siano i criteri per una storicizzazione della letteratura, almeno a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, quali strumenti abbiamo a disposizione – e possiamo condividere – per identificare il “valore letterario” di un’opera, di quali bussole e di quali sestanti abbiamo bisogno per muoverci nel «vuoto provocato dai linguaggi mercificati e massificati», per interrompere il circolo vizioso di accumulo logorroico e di incombente afasia. L’analisi di Onofrio si estende a fenomeni e processi sociologici: dopo le speranze, negli anni della ricostruzione postbellica e in quelli del ‘boom’ economico, di una «nuova frontiera democratica», quella in cui viviamo si è trasformata in una «società immobile» (definizione di Mario Alberto Marchi), nella quale il “sistema Italia” si distingue tristemente per la chiusura e per il blocco dell’ascensore sociale. Onofrio individua storicamente il problema, ma ne sa individuare le origini risalendo indietro nella storia del nostro paese. Cita infatti Ignazio Silone di Vino e pane, un romanzo scritto già tra il 1936 e il 1937 e che è nella mia vita di lettrice da quasi mezzo secolo, libro per lo più ignorato – e le ragioni sono ben comprensibili ai miei occhi come agli occhi di Marco Onofrio – da molti: «per un intellettuale non c’è scampo. Egli deve piegarsi, entrare nel clero dominante, oppure rassegnarsi a essere affamato e, alla prima occasione, eliminato».

È il momento di volgere lo sguardo, ora, al secondo predicato, da me esposto in apertura, allorché ho affermato che Le segrete del Parnaso sviluppa temi ricorrenti e fondanti nell’opera letteraria dell’autore. Chi ha letto, ad esempio, Emporium. Poemetto di civile indignazione, del 2008, o Le catene del sole. Poemetti, del 2019, trova sviluppati qui pensieri e considerazioni che emergevano dai versi di quelle opere. Lo ricorda lo stesso autore, Marco Onofrio, in questo libro, riportando passaggi da Emporium – «È il classismo il nepotismo delle logge/ sono i muri invalicabili di gomma/ il “dimmi chi ti manda, non chi sei”/ da cui le camarille, le consorterie/ i privilegi ereditari della casta/ e la rabbia conseguente di chi urla/ “Adesso basta”» e il poemetto Disperatamente Italia da Le catene del sole. Le segrete del Parnaso è dunque un’opera che testimonia la continuità della passione operosa e della chiarezza del dire, passione e chiarezza che si manifestano, d’altro canto, anche nei numerosi studi monografici pubblicati da Onofrio: tra gli altri su Ungaretti (2008), Campana (2010), Antonio Debenedetti (2011), Caproni (2015). Lungi dall’essere soltanto un pamphlet, vivace e argomentato, ma limitato al suo genere, Le segrete del Parnaso – e giungo qui al terzo predicato dell’opera – è libro che costruisce. Che cosa? Una via comune dall’impasse, una via percorribile, per quanto essa sia ardua e ostacolata dalle «caste letterarie» e dalla «cultura mercificata e massificata». Questa via passa per il riconoscimento della sacralità della poesia. Il secondo dei cinque capitoli (più l’Epilogo) che compongono il libro si intitola significativamente Il mandato “sacro” della poesia, tra Potere, Potenza e sciocche fole. Nulla di fumoso, di rituale, di piegato a un “clero dominante”, bensì un poiein fiero e consapevole della propria gratuità: «Ora, il punto cruciale è che molti poeti cercano il Potere, anziché la Potenza a cui attingere il sacro della propria arte. […] Il poeta ricco di Potenza ma privo di Potere rischia di essere surclassato dal suo antagonistico dirimpettaio, il poeta ricco di Potere e privo di Potenza. È sempre stato così, certo, ma – ed è questa la novità – oggi più che mai e in misura determinante. La colpa è anche e anzitutto della pigrizia mentale dei fruitori che  […] tacciono il valore nascosto e viceversa amplificano il giubilo riconosciuto, ripetendo a pappagallo ciò che viene propinato dai mass media». La costruzione, in una visione di consapevolmente caparbio ottimismo – «Nutro malgrado tutto la convinzione fideistica che la poesia possa rivendicare, oggi ancor di più, un ruolo energetico di compensazione agli squilibri prodotti dai sistemi ordinatori del mondo» – necessita di tre condizioni, tutte chiaramente delineate da Onofrio: la ricerca/ricostruzione di un pubblico interessato e criticamente attrezzato con cui stringere un patto di autenticità; la restituzione di significato alla parola poetica; il recupero del “valore” specifico della letteratura. In che cosa consiste questo peso specifico? Marco Onofrio fornisce una risposta che ritengo illuminante proprio in vista di una progressiva, dinamica, condivisa costruzione del sapere come forma di resistenza al consumo manovrato dalle caste in una società che, sotto l’apparente e sedata illusione di uguaglianza e pari opportunità, si fa di giorno in giorno più classista. La poesia è, afferma Onofrio, modello epistemologico di coscienza, di armonia, di “anima creatrice” vivificante, formidabile connessione tra ambiti apparentemente inconciliabili.

Anna Maria Curci

Nota critica di Anna Maria Curci su “La cenere dei Sogni”

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Un incontro felicissimo tra poesia, composizione, canzone, arrangiamento: questo è La cenere dei Sogni, 23 tracce tra brani da Emporium. Poema di civile indignazione, letti da Marco Onofrio, che ne è l’autore, brani strumentali composti da Marco Onofrio, arrangiati ed eseguiti da Valerio Mattei, canzoni scritte, arrangiate ed eseguite da Valerio Mattei e, ancora, canzoni con musica di Marco Onofrio, arrangiate ed eseguite da Valerio Mattei. Le tracce si danno la mano e compongono un filo tenace, che le corde dell’espressione artistico fanno vibrare dando voce a note diverse. È così che l’indignazione civile si allaccia alla malinconia, i toni elegiaci trascolorano per lasciare il passo all’ironia leggera eppure incisiva, lo strappo al velo pietoso fa intravedere il cielo della speranza nell’uomo nuovo, l’atto di accusa, senza edulcorazioni e veemente, volge lo sguardo, con incanto struggente, a quella «cenere dei sogni» che è il Leitmotiv di un’opera che abbraccia intenzionalmente stili diversi, senza mai logorare il filo del dire schietto, con passione e maestria. 

Anna Maria Curci

“La cenere dei Sogni” su “Il Caffè dei Castelli Romani” del 14 gennaio 2021

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La più nota opera di Marco Onofrio diventa un disco. È da poco uscito a Livorno il cd “La cenere dei Sogni” che lo scrittore romano naturalizzato marinese ha tratto – in sodalizio artistico col musicista Valerio Mattei – da “Emporium”, il fiammeggiante “poemetto di civile indignazione” tante volte presentato e andato in scena.  23 le tracce dell’album: 13 brani di reading del poemetto, integralmente recitato da Onofrio, e 10 brani musicali, ovvero 5 canzoni di Mattei, da lui stesso suonate e cantate, e 5 temi musicali composti da Onofrio, per l’occasione arrangiati e suonati da Mattei. «La cenere dei Sogni» ha dichiarato Onofrio «non è soltanto un audiolibro ma anche e soprattutto un “concept album” di parole e musiche originali che, evocando un ventaglio molto ampio di emozioni, vogliono scuotere chi ascolta, spingendolo alla rigenerazione della speranza e, quindi, alla trasformazione positiva delle ombre prodotte dai molteplici squilibri del mondo contemporaneo, oggi ulteriormente prostrato dal Covid. Un lavoro intenso che persegue la ridefinizione della dignità dell’Uomo, affrontando temi scottanti come quello del lavoro, delle energie creative triturate dal sistema economico e produttivo globalizzato, delle libertà individuali, della coscienza ecologica, delle possibilità reali di cambiamento, nella ricerca di un delicato e difficile punto di equilibrio umanistico tra vita e cultura, realtà e sogno, materia e spirito, cuore e intelletto, politica e immaginazione». Lo spettacolo live “La cenere dei Sogni” andrà in scena, a Roma e altrove, non appena la pandemia lo consentirà.

M. N.

2 dicembre 2020: “La cenere dei Sogni” in Première live su Facebook

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Diretta Live 2 dicembre 2020, ore 19
cliccando sul seguente canale:
 

“La cenere dei Sogni”, di Marco Onofrio e Valerio Mattei, non è soltanto l’audiolibro di EMPORIUM (il fiammeggiante “poemetto di civile indignazione” di Onofrio, per l’occasione da lui stesso recitato), ma è anche e soprattutto un “concept album” di parole e musiche originali – 5 canzoni di Mattei e 5 temi strumentali di Onofrio – che, evocando un ventaglio molto ampio di emozioni, vogliono scuotere chi ascolta, spingendolo alla rigenerazione della speranza e, quindi, alla trasformazione positiva delle ombre prodotte dai molteplici squilibri del mondo contemporaneo, oggi ulteriormente prostrato dalla pandemia.
Un lavoro intenso che – in una sintesi pregnante di poesia, musica e teatro – persegue la ridefinizione della dignità dell’Uomo, affrontando temi scottanti come quello del lavoro, delle energie creative triturate dal sistema economico e produttivo globalizzato, delle libertà individuali, della coscienza ecologica, delle possibilità reali di cambiamento, nella ricerca di un delicato e difficile punto di equilibrio umanistico tra vita e cultura, realtà e sogno, materia e spirito, cuore e intelletto, politica e immaginazione, ecc.

I due autori ne parleranno in anteprima mercoledì 2 DICEMBRE 2020, a partire dalle ORE 19, con letture e musiche dal vivo sulla pagina Facebook “I Am Light”.

 

 

Esce il cd “La cenere dei Sogni”, l’audiolibro musicale tratto da “Emporium”

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Esce a Livorno il cd “La cenere dei Sogni“, l’audiolibro musicale che Marco Onofrio e Valerio Mattei, uniti per l’occasione in sodalizio artistico, hanno tratto da Emporium. Poemetto di civile indignazione. 23 le tracce dell’album: 13 brani di reading del poemetto, integralmente recitato da Onofrio, e 10 brani musicali, interpolati al reading, ovvero 5 canzoni di Mattei, da lui stesso suonate e cantate, e 5 temi musicali composti da Onofrio e, per l’occasione, arrangiati e suonati da Mattei. Il cd verrà performato in modalità live non appena la pandemia lo consentirà.

Dissanguare i popoli e grugnire i privilegi

Il destino della Terra sembra ormai avvitato in una spirale irreversibile, dall’esito presumibilmente disastroso. Le risorse finanziarie e naturali sono quasi tutte nelle mani di pochi “maiali” ingordi e incontentabili (mi perdonino i maiali per l’offensivo paragone!) che perseguono senza scrupoli di sorta il loro patologico interesse, a discapito di persone, animali, cose, contesti, patrimoni, riserve, ecosistemi, tutto. Come se non ci fosse (e non dovesse esserci) un domani. Come se loro stessi non facessero parte di questo pianeta, e dunque potessero permettersi di devastarlo e consumarlo senza pagare in prima persona. Hanno forse già pronto un pianeta di riserva? Si faranno ibernare e, poco prima della fine, partiranno con le astronavi alla ricerca di nuovi mondi da colonizzare e distruggere? Non fanno parte, invece, dello stesso equipaggio in bilico, attraverso i millenni, sull’unica barca che abbiamo a disposizione?

Scrivevo, preconizzando la catastrofe, nel mio Emporium. Poemetto di civile indignazione (2008): «Mentre la forbice aumenta l’apertura: / i poveri sempre più reietti / i ricchi sempre più indecenti»… Hanno avuto bisogno, i “maiali”, di annientare la classe media, cioè di accentuare la distanza tra il potere megalomane e quasi onnipotente dei pochissimi privilegiati, e la stragrande maggioranza degli “iloti”, cioè i sottoposti, gli oppressi “sotto-uomini”, affannando questi ultimi nei cavilli di un’esistenza sempre più complicata e difficile, ai bordi della sopravvivenza, tra sopore alienato e disperazione. Conclusa la guerra fredda con l’ammainabandiera del Cremlino, baluardo simbolico della resistenza dei popoli (26 dicembre 1991), i “maiali” hanno avuto il via libera per la riprogrammazione del mondo in ragione di un Nuovo Ordine che poi lo sviluppo tecnologico e informatico ha reso in pochi anni globalizzato. Le lancette della storia sono state portate indietro di secoli. Le democrazie sono state esautorate dall’interno, attraverso reti piramidali di massonerie, dai vertici occulti, che lavorano h24 per corrodere le posizioni conquistate dai popoli in 200 anni di sanguinose battaglie, tutelando e rafforzando, viceversa, gli interessi e i privilegi dei “maiali”. Il disarmo ideologico degli anni ’90 ha certificato il trionfo del relativismo nichilistico postmoderno, funzionale a una “società liquida” dove vale tutto e il suo contrario, e dove il fluido scintillio della superficie spettacolare è soltanto l’escamotage per rendere invisibili i giochi sporchi di chi investe miliardi per plasmare il mondo a propria immagine e ottenere costantemente il massimo profitto. Ogni cosa è stata di conseguenza de-realizzata, adulterata, privata del suo centro costitutivo, cioè investita e truccata per rappresentare il contrario di ciò che è. Un caleidoscopio di apparenze prismatiche e cangianti dove, a bella posta, è praticamente impossibile orientarsi. Di fatto: tanti cavalli di Troia per meglio intaccare l’autenticità del mondo “di prima”. Branchi di lupi travestiti da agnelli. Schiere di falsi predicatori. Plotoni di intelligenze assoldate e pagate per mentire. Politici radiocomandati dai banchieri. E dappertutto una vernice di libertà democratiche per attutire o silenziare i grugniti dei “maiali”, nascondendo le impalcature di una società mai così ferma negli ultimi 50 anni, e quindi gli intrallazzi di una dittatura tra le più pericolose di sempre, poiché per la prima volta nella storia planetaria e occulta, o meglio non evidente e immediatamente percepibile, nella quale siamo tutti avviluppati.

Se dunque si volevano punire i popoli per aver così sfrontatamente alzato la cresta, conquistando con il sangue e il sacrificio libertà civili e democratiche che fino a trent’anni fa si ritenevano acquisite e ormai definitive, occorrevano due cose fondamentali: 1) corrompere in toto la politica, cioè eliminare per sempre l’etica degli statisti e sostituirli tout court con docili e intercambiabili funzionari del Nuovo Ordine (meglio se qualunquisti e improvvisati, privi di specifica preparazione e di spiccata personalità, destinati come sono al ruolo di burattini); 2) elidere i margini critici del dissenso, cuocendo le persone a fuoco lento, anestetizzandole, frollandone pian piano i cervelli, spegnendone gli sguardi, facendone dei pugili suonati prossimi al KO. Quindi da un lato precarizzare e parcellizzare il lavoro, rendendone sempre meno solidi e certi i diritti; dall’altro rendere inutilmente complicata e al limite impossibile fino al suicidio l’esistenza quotidiana dei “sudditi” ex cittadini; dall’altro ancora, riempire la loro vita insulsa di futili soddisfazioni (gli acquisti a rate, i mutui, le vacanze, le crociere, gli status symbol con cui illudersi di elevarsi socialmente, i “circenses” settimanali come i riti del calcio e le vie crucis ai centri commerciali, o le altre innumerevoli droghe escogitate per tacitare le coscienze e imbrigliare le energie creative degli individui) nonché le loro mani, viceversa potenzialmente pericolose, con un aggeggio-catalizzatore per tenerli buoni, un oggetto che – anche lì, come per gli altri aspetti del mondo contemporaneo – finge di connetterli ma in realtà li isola e li aliena: l’onnipresente i-phone. E certo l’abnorme sviluppo tecnologico degli ultimi due decenni è stato auspicato e finanziato dai “maiali” anche e soprattutto per ottundere le coscienze delle persone, distraendole dal pensare alle cose realmente importanti e disinnescandone sul nascere ogni velleità di cambiamento. L’informatica ha steso la rete globale del Nuovo Ordine, consentendogli di attecchire e proliferare.

Ma il capolavoro dei capolavori sarebbe stato a quel punto creare e finanziare una falsa sinistra con cui cornificare e mazziare gli ideali delle passate generazioni, frodando meglio i popoli. Mascherare la destra più biecamente retriva sotto i panni amichevoli della sinistra in apparenza più democratica e populista. Una sinistra “postmoderna”, agile e funzionale, attenta ai mercati più che agli stati, disponibile a traviarsi e a traviare senza rispetto autentico per i principi costitutivi della sua stessa ispirazione. In cambio di questo tradimento i “maiali” avrebbero assicurato potere, aderenze massoniche e soldi, tanti soldi. Così è accaduto in Italia con il PD, che appunto rappresenta la sinistra disposta a vendersi l’anima. Come uno scrittore che accetta di farsi riscrivere il libro pur di pubblicare con il grande editore e vendere milioni di copie. Il PCI risorto dalle ceneri qualche anno fa è invece come lo scrittore idealista che rinuncia alle lusinghe del facile successo, pur di non tradire la propria voce e non perdere la propria inimitabile originalità. Naturalmente l’Europa dei “maiali” aborre il PCI e auspica un sempre maggiore rafforzamento del PD, in quanto grimaldello e ingranaggio delle proprie dinamiche finanziarie, a matrice oligarchica e antidemocratica. Anzi: il binomio con il M5S conferisce al PD un passe-partout populistico e qualunquistico che lo rende ancora più gradito e sostenibile. Ora arriveranno gli oltre 200 miliardi di euro del recovering found anti-Covid, ma l’Europa dei “maiali” non elargisce soldi a vuoto: più soldi prendi, più ne diventi schiavo, più le dovrai obbedire. Ieri al referendum ha vinto il sì, ed è stato un nuovo, ennesimo affronto alla sacralità – da tempo non più inviolabile – della Costituzione. La sinistra autentica era per il no; il PD, naturalmente, era per il sì. Adesso infatti Zingaretti gongola perché “questo è il primo passo di una serie di riforme” che in realtà, al di là delle belle parole di prammatica, intendono scardinare e demolire l’Italia della Resistenza, da cui appunto la Costituzione è stata partorita. Quell’Italia – l’Italia dei nostri padri e dei nostri nonni – va evidentemente cancellata. Ce lo chiede l’Europa! Pare di sentirli, i grugniti giulivi che salgono dalle segrete dei potentati e delle logge massoniche… I club esclusivi, modello Bilderberg, che hanno costante e insaziabile bisogno di carburante populistico per alimentare i meccanismi politici e pseudo-democratici con cui umiliare e triturare i popoli, assieme alle loro “sciocche” rivendicazioni. Quella stessa Europa che – con l’incredibile beneplacito del PD – ha parificato i simboli del lavoro (la falce e il martello) alla svastica nazista…

Dopo 40 anni di logorio ai fianchi e bombardamento neuropatologico quotidiano (le tv private, la pubblicità martellante, i videogiochi, internet, i telefonini…) la coscienza critica, etica e popolare degli italiani è ridotta pressoché allo zero, mentre aumentano a dismisura l’incultura, l’alienazione, la solitudine, l’odio, l’intolleranza, la violenza… Siamo ormai un Paese di pecoroni e rincoglioniti, facilissimo da turlupinare, dove i politici trovano sempre meno resistenza nel procacciare gli interessi dei loro burattinai… Occorre darci presto una svegliata, e il PCI dovrebbe – approfittando anche del prossimo centenario – porsi a capofila di un vasto e compatto movimento di forze politiche eterogenee, di sinistra autentica, per contrastare la deriva reazionaria che, fra un tradimento e l’altro, sta riconsegnando al nemico terreni di civiltà conquistati a prezzo di sacrifici altissimi e non dimenticabili.

Marco Onofrio