In evidenza

“Pioggia di premi per Marco Onofrio” su «Il Caffè dei Castelli Romani» del 2 dicembre 2021

262956782_924221001543998_5657475479332451006_n

Marco Onofrio si conferma eccellenza della Cultura e orgoglio dei Castelli Romani, di cui tiene alto il nome a livello nazionale e internazionale. Il noto scrittore romano, naturalizzato marinese, ha recentemente incrementato il suo già nutrito palmarès di trionfi letterari con tre ulteriori, prestigiosi riconoscimenti al talento e alla qualità della sua produzione, che si avvia a raggiungere i quaranta libri pubblicati. Lo scorso 17 ottobre ha ricevuto, presso il Teatro Comunale di Lanuvio, il Premio Internazionale “Antica Pyrgos” per il volume di poesie “Azzurro esiguo” (Passigli Editore), classificatosi al 1° posto per la sezione “Poesia edita”. Lo stesso volume è stato poi premiato anche a Torino, il 31 ottobre presso il Teatro Vittoria, come 2° classificato al Premio Nazionale di Arti Letterarie “Metropoli di Torino”, sezione “Volume poesie”. Inoltre – dulcis in fundo – qualche giorno fa, il 19 novembre, ha ricevuto a Roma, presso la magnifica Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, Presidenza del Senato della Repubblica, il Premio Mondiale “Tulliola-Renato Filippelli”, per il volume “Anatomia del vuoto” (La Vita Felice Editore), risultato vincitore assoluto per la sezione “Poesia”. Giusto onore al merito, dunque; e tuttavia Onofrio non è solito cullarsi sugli allori. «Ringrazio le giurie per queste bellissime soddisfazioni» ha infatti dichiarato lo scrittore «che non mi distolgono, se non il tempo di brindare, dai tanti progetti in corso: come ad esempio il nuovo libro di critica letteraria, di imminente pubblicazione, e la traduzione francese di una mia antologia poetica, che uscirà nel secondo semestre del 2022. Le gratificazioni dei premi sono senza dubbio importanti, ma ciò che conta davvero è l’impegno, cioè il lavoro che si riesce giorno per giorno ad esprimere. A me interessa più scrivere che promuovere ciò che scrivo». Il che, peraltro, rende ancora più ragguardevoli e meritori i traguardi ottenuti da Onofrio. Chapeau!  («Il Caffè dei Castelli Romani», 2 dicembre 2021, p. 15)

F. T.

Il primo live de “La cenere dei Sogni” su “Il Caffè dei Castelli Romani” del 26 agosto 2021

4 agosto, Il caffè

Ha suscitato grandi emozioni e ottenuto un meritato successo la prima esecuzione dell’audiolibro musicale “La cenere dei Sogni”, di Marco Onofrio e Valerio Mattei, lo scorso 4 agosto, presso la Sala Lepanto di Palazzo Colonna, a Marino. L’evento si è svolto con il patrocinio del Comune e ha visto una nutrita partecipazione di spettatori (la Sala era gremita, al netto delle limitazioni anti-Covid) che, opportunamente distanziati, hanno assistito con attenzione – nonostante le mascherine – alle due ore abbondanti della sua durata. Lo spettacolo è stato concepito come un recital di “consapevolezza umanistica” integrato a musiche e canzoni (contenute nel cd “La cenere dei Sogni”) che interagiscono con alcuni video, per l’occasione proiettati sullo schermo della Sala da Andrea Fabriziani e Martina Michelangeli, in cabina di regia, con Luciano Saltarelli al controllo delle luci di scena. Dopo un’anteprima discorsiva già parecchio emozionante, dove Onofrio ha introdotto gli altissimi temi del recital – evidenziando soprattutto l’urgenza di quello ecologico – anche grazie agli splendidi interventi musicali di Mattei (chitarra acustica e voce), c’è stato il contributo critico di Paolo Di Paolo che ha parlato, da par suo, dell’originalità della scrittura di Onofrio e della perdurante attualità del suo “Emporium”, il poemetto di “civile indignazione” da qualche mese trasformato, appunto, in audiolibro musicale. A quel punto la serata è entrata nel clou: Onofrio ha recitato con veemenza e passione le parole rabbiose e salvifiche di “Emporium” (un atto d’accusa contro l’invadenza del profitto in ogni ambito della società contemporanea e contro l’alienazione indotta dal sistema del lavoro, specie nelle aziende, dove però la cenere della disperazione non impedisce alla pianticella della speranza di rifiorire ostinatamente, malgrado tutto e tutti), e Mattei ha “risposto” suonando e cantando le sue bellissime canzoni, alternate ad alcuni temi strumentali ideati dallo stesso Onofrio. Molto efficaci gli stacchi determinati dai video, ovvero i discorsi di Greta Thunberg all’ONU, di Charlie Chaplin (dal film “Il grande dittatore”) e di Martin Luther King (il celebre “I have a dream”). Sorprendente il passaggio in cui Onofrio, sottraendo per un attimo l’arte a Mattei, ha cantato (bene) un frammento tra i più alti e intensi del suo lavoro: «Un uomo è un uomo / sotto ogni cielo / perché ogni cielo è / il Cielo / ed ogni uomo è / l’Uomo». Insomma uno spettacolo davvero bello e suggestivo, che ci si augura venga replicato a lungo e portato anche nelle scuole.

P. G. 

“Azzurro esiguo” su “Il Caffè dei Castelli Romani” dell’11 marzo 2021

azzurro caffè

La produzione letteraria di Marco Onofrio non conosce soste: un mese fa le prestigiose edizioni Passigli hanno pubblicato a Firenze la sua nuova silloge poetica, dal titolo “Azzurro esiguo”, con l’avallo di Dante Maffìa che parla in Prefazione di “libro d’amore dove contano i privilegi delle conquiste interiori”. Il volume, di 112 pagine per 59 testi (fra liriche e poemetti in prosa), è la quattordicesima opera di poesia dell’autore romano, nonché la sua trentaseiesima di sempre, in quasi trent’anni di carriera culturale a tutto campo. Raggiunto telefonicamente a Marino, dove vive dal 2006, Onofrio si è detto felice di questa nuova pubblicazione, che una «strana e straordinaria casualità» – parole sue – ha visto coincidere con il giorno del 50° compleanno (11 febbraio 2021). «Una bella soddisfazione» ha dichiarato Onofrio «non solo per l’importanza della casa editrice, tra le più rinomate e ricercate in Italia per la poesia, e della collana in cui il libro è stato inserito, fondata e diretta a suo tempo dal grande Mario Luzi; ma anche e soprattutto per il valore di “summa” che l’opera assume rispetto alle precedenti, dove appunto la prima maturità dei 50 anni da me appena compiuti ha consentito un equilibrio che mi dicono molto bello tra la leggerezza dell’istinto e il peso del bagaglio acquisito nelle esperienze e negli studi quotidiani. Tra le poesie di “Azzurro esiguo” mi piace ricordare quella scritta in morte di mio padre Aurelio, mancato lo scorso 4 giugno, che sta commuovendo profondamente tutti i lettori per l’intensità emotiva e l’universalità delle corde sfiorate. È stato il mio modo di salutarlo e ringraziarlo per l’amore di una vita. Alla sua memoria è dedicato questo libro».

D. C.

“La cenere dei Sogni” su “Il Caffè dei Castelli Romani” del 14 gennaio 2021

1

139161250_560302144928607_1197012527817019679_n

La più nota opera di Marco Onofrio diventa un disco. È da poco uscito a Livorno il cd “La cenere dei Sogni” che lo scrittore romano naturalizzato marinese ha tratto – in sodalizio artistico col musicista Valerio Mattei – da “Emporium”, il fiammeggiante “poemetto di civile indignazione” tante volte presentato e andato in scena.  23 le tracce dell’album: 13 brani di reading del poemetto, integralmente recitato da Onofrio, e 10 brani musicali, ovvero 5 canzoni di Mattei, da lui stesso suonate e cantate, e 5 temi musicali composti da Onofrio, per l’occasione arrangiati e suonati da Mattei. «La cenere dei Sogni» ha dichiarato Onofrio «non è soltanto un audiolibro ma anche e soprattutto un “concept album” di parole e musiche originali che, evocando un ventaglio molto ampio di emozioni, vogliono scuotere chi ascolta, spingendolo alla rigenerazione della speranza e, quindi, alla trasformazione positiva delle ombre prodotte dai molteplici squilibri del mondo contemporaneo, oggi ulteriormente prostrato dal Covid. Un lavoro intenso che persegue la ridefinizione della dignità dell’Uomo, affrontando temi scottanti come quello del lavoro, delle energie creative triturate dal sistema economico e produttivo globalizzato, delle libertà individuali, della coscienza ecologica, delle possibilità reali di cambiamento, nella ricerca di un delicato e difficile punto di equilibrio umanistico tra vita e cultura, realtà e sogno, materia e spirito, cuore e intelletto, politica e immaginazione». Lo spettacolo live “La cenere dei Sogni” andrà in scena, a Roma e altrove, non appena la pandemia lo consentirà.

M. N.

“Zemra e kohës” su “Il Caffè dei Castelli Romani” del 3 dicembre 2020

129605943_1016047812238560_3463592297308906401_n

Nuovo riconoscimento internazionale per Marco Onofrio. Dopo le traduzioni in romeno e in spagnolo, esce a Tirana, per le edizioni ADA, una sua antologia poetica tradotta in lingua albanese da Anila Dahriu, con il suggestivo titolo “Zemra e kohës”, cioè “Il cuore del tempo”. Un libro dove sono raccolte alcune tra le più significative liriche del noto scrittore romano, naturalizzato marinese, e grazie a cui anche i lettori del cosiddetto “Paese delle aquile” potranno conoscere la profondità della sua ricerca intellettuale e la bellezza della sua scrittura. «È sempre interessante» ha dichiarato Onofrio «confrontarsi con il pubblico di altre nazioni e con il suono della lingua in cui si viene tradotti. L’albanese ha una musicalità particolare che ben si adatta alle sottigliezze espressive della scrittura poetica, è una lingua nobile e antica (la più antica d’Europa) con risonanze ieratiche di forza e – al contempo – dolce, dolorosa malinconia. Insomma: mi sono emozionato quando, pur senza conoscere la lingua, ho ascoltato al telefono, dalla voce stessa dell’editore, i miei versi recitati in albanese. Ringrazio di cuore sia lui per la pubblicazione, sia Anila Dahriu per la traduzione. Spero di poter andare presto in Albania a presentare il libro, non appena le limitazioni imposte dal Covid lo permetteranno».   

M. N. 

“Le segrete del Parnaso” su “Il Caffè dei Castelli romani” dell’8 ottobre 2020

Ha sempre ricercato e perseguito la verità: è una delle caratteristiche peculiari di Marco Onofrio, il noto scrittore romano naturalizzato marinese. Ora, nelle vesti congeniali di polemista, pubblica con una casa editrice coraggiosa e volitiva quanto lui, “Terra d’ulivi” di Lecce, un pamphlet dedicato allo svelamento dei meccanismi nascosti dietro le quinte e le facciate della cultura nostrana. Il libro, breve e intenso, si intitola emblematicamente “Le segrete del Parnaso. Caste letterarie in Italia”, e procede ad una analisi meticolosa delle ragioni storiche e sociali che presiedono alla condizione attuale degli scrittori e degli intellettuali, da quelli sommersi a quelli affermati. «Malgrado i successi nazionali e internazionali, dopo quasi trent’anni di carriera d’autore e trentacinque libri editi», afferma Onofrio, «ho sentito la necessità etica di demistificare la “realtà vera” del mondo letterario italiano, scorporandola dalle favole speciose e analizzandone lucidamente le dinamiche alla luce del sistema-Italia. La letteratura è una jungla di ipocrisie, invidie, maldicenze, opportunismi, caste e congreghe in perenne lotta tra di loro. Ma è soprattutto una valigia con il doppio fondo, piena di giochi truccati, dove oggi contano sempre meno il merito, il lavoro serio, l’appartato e fruttuoso raccoglimento, ovvero il riscontro oggettivo delle “sudate carte”, e sempre più – purtroppo – l’abilità sociale di vendersi, presenziando, sgomitando e scavalcando, o la condizione aprioristica di chi con le prebende e i privilegi ci si ritrova fin da bambino, a prescindere dal merito, grazie alle entrature familiari. Il libro diventa così, in filigrana, un itinerario di approfondimento sulla democrazia in Italia, sui diritti costituzionali, sulle trasformazioni storiche che stanno riportando in auge le formule del più vieto e deteriore classismo. Ho “semplicemente” detto ciò che molti sanno ma che, per timore e opportunità, preferiscono fingere di non sapere. Il libro vorrebbe aprire gli occhi agli autori, esordienti e non, ancora illusi che il campo sia libero e aperto onestamente al merito. Auspico infine che questa operazione smuova altri professionisti a parlare fuori dai denti, denunciando l’inquinamento massonico da qualche anno in atto nei rispettivi settori. L’Italia deve tornare ad essere un Paese a base meritocratica, o è destinata a non avere un futuro».   

F. S. 

“Novecento e oltre” su “Il Caffè dei Castelli romani” del 4 giugno 2020

101715158_648517485700982_4839502319441674240_n

Il periodo di quarantena non ha rallentato la vulcanica officina letteraria di Marco Onofrio, che ha anzi approfittato del forzato “riposo” per scrivere nuove opere e portarne a termine altre. Così, appena riaperte le tipografie, ecco la sua ennesima raccolta di saggi: “Novecento e oltre. Letteratura italiana di ieri e di oggi” (EdiLet). Il faro al tramonto riprodotto nell’immagine della bellissima copertina la dice lunga sullo spartiacque tra due secoli che Onofrio si propone di esplorare. A vent’anni dall’inizio del nuovo millennio c’è ormai la necessaria distanza critica sia per fare un bilancio del secolo scorso, sia per evidenziare i fermenti che ne stanno portando “oltre” l’eredità e l’essenza. Il libro consta di 50 saggi critici, con addentellati europei, che configurano «una vasta e potente analisi del Novecento letterario italiano, e di alcune tra le più significative opere contemporanee». Ad una prima parte di “Preliminari” estetici, dove fra l’altro si parla di un mostro sacro come Benedetto Croce, segue una seconda di “Letture” focalizzata su alcune opere fondamentali, da ”Alcyone” di d’Annunzio a “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, da “16 ottobre 1943” di Giacomo Debenedetti al “Pasticciaccio” di Carlo Emilio Gadda, da “Gli egoisti” di Bonaventura Tecchi a “La vita agra” di Luciano Bianciardi – ma si parla anche di Pascoli, Campana, Luzi, Calvino, Patti, Tomasi di Lampedusa, Ungaretti, Caproni, Pasolini, etc. Segue un “Intermezzo” dedicato ad autori meno noti o dimenticati (Pitigrilli, Malaparte, Manganelli, Fiorentino, Bajocco, Seccareccia, Dolores Prato), meritevoli di scoperta o riscoperta per la qualità oggettiva della loro scrittura e il valore emblematico delle loro opere. L’ultima parte, “Contemporanei”, procede alla lettura di 14 libri usciti dopo il 2000, soprattutto romanzi, e annovera anche tre autori legati al territorio dei Castelli Romani: Aldo Onorati, con “La speranza e la tenebra”; Paolo Di Paolo, con “Una storia quasi solo d’amore”; Lina Raus, con “Nostra signora Solitudine”. Il libro di Onofrio sarà utile di sicuro agli studenti, ma anche a chi desidera conoscere e approfondire la società italiana del secolo scorso, fino ai giorni nostri, attraverso i suggestivi riflessi della letteratura. E non spaventino le 416 pagine del volume: “Novecento e oltre” si legge tutto d’un fiato, come un romanzo, perché Onofrio è un eccellente saggista divulgatore e sa appassionare come pochi alla materia di cui scrive, proprio perché sincera e viva è anzitutto la sua passione.

M. S.

 

“La Trilogia di Lina Raus” recensito da Luca Priori sul free-press «Il Caffè dei Castelli Romani» del 19 dicembre 2019

79541184_765070807340787_2982921865871228928_n

Sono ormai tanti anni che Marco Onofrio, il noto scrittore di adozione marinese, promuove la cultura ai Castelli Romani: non solo con i libri che scrive e i riconoscimenti che ottiene in Italia e all’estero, ma anche con gli autori del territorio che ha o ha avuto modo di valorizzare – in primis Aldo Onorati, di cui fra l’altro dieci anni or sono curò una importante antologia poetica. Ora si è spinto più in là: per Lina Raus, psicoterapeuta e scrittrice che vive e lavora a Grottaferrata, ha scritto e appena pubblicato una monografia, “La Trilogia di Lina Raus. Dalla psiche al benessere sociale” (Edilazio). Si tratta di un saggio critico di quasi 150 pagine dedicato alla narrativa della Raus, autrice di tre validi e fortunati romanzi (“Cara domestica follia” del 2012; “Il figlio femmina” del 2014; “Nostra signora Solitudine” del 2018) con cui ha coraggiosamente affrontato temi delicati e universali come la nevrosi, l’identità di genere, il pregiudizio sessuale, la famiglia, l’amore, l’amicizia, l’abbandono, il lutto, l’angoscia, la solitudine, etc. Lina Raus attinge alla sua grande esperienza umana, maturata ascoltando giorno dopo giorno le storie dei pazienti, per nutrire quello che lei stessa definisce “realismo possibile”, dove il verosimile diventa più credibile del vero poiché sa mettere in dialogo realtà e fantasia, ragione e sentimento, scienza e arte. La psicanalisi viene utilizzata come uno strumento potente per conoscersi dall’interno e svelare i segreti di una realtà che il mondo contemporaneo sta rendendo inafferrabile. Ecco la natura terapeutica di questi romanzi: storie di guarigione attraverso cui è possibile sciogliere qualche nodo, se non uscire dal disagio psichico sempre più diffuso. L’autrice, infatti, vuole contribuire al benessere sociale, cioè aiutare la gente ad affrontare il dolore e a sentirsi meglio. Scrive Marco Onofrio in un tratto illuminante del suo saggio: «L’uomo (sembra dirci Lina Raus) nasce buono e predisposto al bene: è il “disagio della civiltà” a deviarlo e a corromperne l’animo. Occorre depurare le persone da queste scorie velenose, liberando le loro energie represse e rieducandole all’etica della vita. Curarle fino a che, sufficientemente guarite, sappiano rapportarsi a se stesse, agli altri e alla realtà circostante con equilibrata e umanistica consapevolezza del tutto in cui si iscrive ogni decisione ed entro cui ricadono le conseguenze di ogni gesto».

Luca Priori

 

“Anatomia del vuoto”: la recensione di Luca Priori, sul free-press “Il Caffè dei Castelli Romani” del 7 novembre 2019

caffè

È appena uscita a Milano, per le edizioni La Vita Felice, la nuova raccolta poetica di Marco Onofrio, la sua tredicesima di sempre, dal titolo “Anatomia del vuoto”. Un libro a cui l’autore romano, naturalizzato marinese, ha lavorato per almeno 15 anni e che, come si intuisce dal titolo, spinge la sua poesia a toccare livelli inauditi di profondità. Questo, tuttavia, non impedisce alle liriche di risultare sempre umane, concrete, prossime alla comprensione del lettore. «È stato lo sforzo maggiore» ha dichiarato Onofrio «proprio nella ricerca della poesia oltre la letteratura: scarnificare i pensieri e i versi fino ad una essenza semplice e insieme spaventosamente ricca di significato, come la vita». Le 53 composizioni abbracciano uno spettro molto ampio di tematiche, ma attraverso l’argomento cardine su cui tutto il libro si incentra: il mistero del vuoto e dello stare al mondo. «Il vuoto» ha precisato Onofrio «funge da specchio che fa emergere le visioni rivelatrici dell’esistenza: esplorarlo fino a tentare di comporne l’“anatomia” significa dare voce alle cose guardandole dal loro retroterra metafisico, come dal rovescio invisibile della realtà imperfetta che percepiamo». Questo viaggio di conoscenza umana negli abissi anche microscopici del vuoto (“Il cielo al microscopio” è il titolo di una delle poesie) non è però venato di orrore o disperazione, ma intriso di luce e gioia interiore di scoperta. Come infatti nota l’autore della prefazione al libro, il giornalista RAI TV Gianni Maritati, l’anatomia del vuoto diventa “fisiologia della speranza”. «È quanto accade» scrive Maritati «in questa bellissima silloge di Marco Onofrio. Prima di tutto, il vuoto è percepito come assenza: vertigine del vuoto e del non-essere, perdita del passato e dell’essenziale che si fa nostalgia di una presenza, claustrofobico spazio interplanetario, buio e silenzio e malinconia… Ma il poeta ha una facoltà non comune: scava nel vuoto mentre lo riempie di senso, volti, esperienze, storie. Il poeta riscatta il vuoto dal suo nulla e lo riempie di domande, anche assillanti, dilanianti, ultimative. Fino a un Incontro che può cambiare per sempre la nostra vita e la vita dell’universo… »

Luca Priori

Luca Priori annuncia “Le catene del sole” sul free-press «Il Caffè dei Castelli Romani» (6 giugno 2019)

priori catene

Marco Onofrio è un caterpillar della letteratura, la sua produzione avanza inarrestabile. Ancora impegnato nel tour di presentazioni della sua Guida Letteraria dedicata ai Castelli Romani, il prolifico autore romano, naturalizzato marinese, pubblica con Fusibilia Edizioni il suo trentunesimo libro, dal suggestivo titolo “Le catene del sole”. Si tratta di un’antologia di 15 poemetti (tra cui 7 inediti) raccolti per l’occasione e incentrati sul tema dell’alienazione contemporanea, con conseguente invito – a volte sfumato e indiretto, altre perentorio e diretto – alla liberazione rivoluzionaria delle energie autentiche, in chiave sociale e individuale. «Le catene del sole» chiarisce Onofrio «sono le infinite pastoie e i condizionamenti che la “civiltà”, apportatrice di un “disagio” sempre più palpabile, tende a tesserci intorno fin da bambini. Il poeta, oggi più che mai, è chiamato a farsi “incendiario” per dare voce ai sogni repressi delle persone e levare con forza la parola come baluardo di resistenza alle ingiustizie e ai soprusi che tolleriamo, ormai, con un senso di assuefazione. Questo libro, con i suoi ritmi tambureggianti, affonda il coltello nella carne infetta delle piaghe per scuotere le coscienze addormentate e fomentare semi di ribellione, da coltivare e portare a frutto giorno dopo giorno. Guai a rassegnarsi! Occorre nutrire la speranza con la consapevolezza che il futuro del mondo comincia, anzi ricomincia, ogni mattino».

Luca Priori