Luca Priori annuncia “Le catene del sole” sul free-press «Il Caffè dei Castelli Romani» (6 giugno 2019)

priori catene

Marco Onofrio è un caterpillar della letteratura, la sua produzione avanza inarrestabile. Ancora impegnato nel tour di presentazioni della sua Guida Letteraria dedicata ai Castelli Romani, il prolifico autore romano, naturalizzato marinese, pubblica con Fusibilia Edizioni il suo trentunesimo libro, dal suggestivo titolo “Le catene del sole”. Si tratta di un’antologia di 15 poemetti (tra cui 7 inediti) raccolti per l’occasione e incentrati sul tema dell’alienazione contemporanea, con conseguente invito – a volte sfumato e indiretto, altre perentorio e diretto – alla liberazione rivoluzionaria delle energie autentiche, in chiave sociale e individuale. «Le catene del sole» chiarisce Onofrio «sono le infinite pastoie e i condizionamenti che la “civiltà”, apportatrice di un “disagio” sempre più palpabile, tende a tesserci intorno fin da bambini. Il poeta, oggi più che mai, è chiamato a farsi “incendiario” per dare voce ai sogni repressi delle persone e levare con forza la parola come baluardo di resistenza alle ingiustizie e ai soprusi che tolleriamo, ormai, con un senso di assuefazione. Questo libro, con i suoi ritmi tambureggianti, affonda il coltello nella carne infetta delle piaghe per scuotere le coscienze addormentate e fomentare semi di ribellione, da coltivare e portare a frutto giorno dopo giorno. Guai a rassegnarsi! Occorre nutrire la speranza con la consapevolezza che il futuro del mondo comincia, anzi ricomincia, ogni mattino».

Luca Priori

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14 giugno 2019: Marco Onofrio presenta “L’asincronia del tempo”, di Paolo Balestri, alla Libreria Caffè Letterario “Hora Felix”

Presentazione del romanzo

Layout 1

L’ASINCRONIA DEL TEMPO

di Paolo Balestri

EdiLet-Edilazio Letteraria 2019

Intervengono:

Palmira De Angelis
Marco Onofrio

venerdì 14 giugno 2019, ore 18

Libreria Caffè Letterario “Hora Felix”
via Reggio Emilia, 89 – ROMA

Dante Maffìa legge “Le catene del sole”

CATENE

Mi sono domandato, appena avuto tra le mani questo libro di Marco Onofrio (Le catene del sole, Fusibilia Edizioni, 2019, pp. 120, Euro 13), da dove e come nasce l’esigenza, in alcuni autori, di rompere gli schemi, di sperimentare l’affanno e la realtà-irrealtà delle sillabe a un certo punto della loro vita. L’unica risposta più o meno plausibile è stata: “Perché, a forza di scavare nel vocabolario, nasce l’esigenza di violarlo, di arricchirlo, di rifiutarlo per appropriarsene con maggiore energia, addirittura di stuprarlo”. Quindi, secondo me, c’entrano poco i precedenti, c’entra poco perfino quel che il prefatore, Vittorio Maria de Bonis, ha saputo magistralmente descrivere, perché Onofrio parte ovviamente dai modelli, ma poi se ne discosta, inventa lui delle formule e ripropone la “rivoluzione” del senso per dimostrare che la lingua è una ricchezza senza fondo… Dico questo perché mi pare che Onofrio abbia saputo entrare in una dimensione personale nel movimentare figure e modelli del passato vicino e lontano e non si sia soltanto divertito, ma abbia voluto disgregare il flusso della logica scompigliandolo e mettendolo in una posizione di avanguardia che ha rotto l’inerzia dei luoghi comuni.

Ovviamente il lettore al primo impatto crede che Le catene del sole sia un libro giocoso, e invece io vi ho trovato un recupero di grande rilievo riguardante il progetto universale nel quale Onofrio ha spinto la sua attività. Cioè, egli vuole dimostrare che ha attraversato la letteratura, non solo italiana, sminuzzandone le fobie e le elucubrazioni, vivendone gli ideali e i progetti che ci congiungono alla bellezza, fino a trovare la dimensione estetica che possa abbeverare il senso del vivere, non del sopravvivere. In questo libro ho riscontrato, tra l’altro, una indignazione direi accesa contro coloro i quali non sanno percepire né le citazioni né la finalità di essere, dell’opera, il senso primo ed ultimo. “Ora sono cosa in ogni cosa / mescolato al tutto e in fondo al niente, / parte dell’eterno divenire / aria del blu”.

Guai a chi dovesse accingersi a leggere questo libro come se fosse un gioco fine a se stesso. È innanzi tutto la sintesi di una partita aperta alla sperimentazione, ma non fine a se stessa, anzi… Gli argomenti affrontati escono dalla consuetudine, ma senza gridare al trionfo di essere scampati al pericolo dell’assuefazione ed è per questo che, leggendo il libro nel suo insieme, anche se le pagine hanno avuto momenti di nascita diversi, notiamo che Onofrio ha voluto provocare il lettore e fare un esame di coscienza e uscire dal solco delle abitudini. Tutto ciò posto con leggerezza, senza pretese moraleggianti o etiche, offerto come dono che ci deve mettere davanti ad argomenti importanti e meditarli. Non c’è, in questi poemetti di Onofrio, la “pretesa” di dare insegnamenti; egli offre la possibilità di entrare nell’agone, ma attraverso innanzi tutto parametri umani ed estetici, con i quali, semmai, partire o ripartire per entrare nell’agone delle grandi partite della letteratura. È per questo che a me interessano poco o niente le mosse di partenza, gli appigli o le reazioni che Onofrio adopera per non sottostare al peso enorme di una tradizione ormai logora e priva di vita.

Non è facile dunque catalogare questo libro, definirlo in una sua essenza e darne una sintesi. Dico semplicemente che si tratta di un tuffo clamoroso nell’infinito della quotidianità, e quindi senza stare a badare se le onde che si muoveranno saranno alte o appena percettibili. L’importante è uscire dalla stasi, dai parametri che hanno spesso soffocato il Novecento post-avanguardistico. Per questo direi che Le catene del sole sono gioielli di una lezione umana e letteraria che si serve del multilinguismo non per esasperare e disperdere il senso, ma per arricchirlo e dargli la possibilità di infrangere le apparenze. Operazione estremamente importante in un momento in cui poesia e narrativa (non parliamo della critica militante) si sono ridotte a scimmiottare un neo-crepuscolarismo da strapazzo e un neorealismo impotente.

Dante Maffìa